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Dazi europei sulle auto elettriche cinesi, cosa cambia ora? Le società coinvolte e lo scontro con Pechino

Stretta Ue alle importazioni delle auto elettriche cinesi con dazi aumentati quasi al 50% per bilanciare un sistema produttivo che secondo Bruxelles è sostenuto artificialmente dai sussidi pubblici della Cina. «Il nostro obiettivo non è chiudere il mercato europeo ai veicoli elettrici cinesi, ma garantire che la concorrenza sia leale», ha affermato il vicepresidente della Commissione Europea con la delega al Commercio, Valdis Dombrovskis. Pechino in tutta risposta ha accusato l’Europa di protezionismo affermando che l’Ue «ha ignorato i fatti e le regole del Wto», intervenendo contro un vantaggio ottenuto invece dalla Cina nei veicoli elettrici con la «concorrenza aperta».

dazi europei sulle auto elettriche cinesi, cosa cambia ora? le società coinvolte e lo scontro con pechino

Le proteste non si son fatte attendere però anche all’interno dell’Unione. A partire da Berlino, da settimane in pressing sull’esecutivo comunitario per evitare il giro di vite e soprattutto limitarlo il più possibile: «Non abbiamo bisogno di altri ostacoli nel commercio», ha fatto sapere il portavoce del cancelliere Olaf Scholz, invitando la Commissione ad offrire dei colloqui alla Cina. Ha parlato di un «eccessivo protezionismo del piano» anche l’Ungheria, mentre si ritiene sia nettamente contraria anche la Svezia. Per l’Italia il ministro delle Imprese e del Made in Italy Adolfo Urso ha invece salutato «con soddisfazione» l’annuncio «per tutelare la produzione europea» puntando a «riaffermare in Italia l’industria automobilistica italiana, uno dei settori trainanti dello sviluppo industriale del nostro Paese a cui non vogliamo assolutamente rinunciare. Stellantis, «in quanto azienda globale», ha fatto invece detto di credere «nella concorrenza libera e leale in un ambiente commerciale mondiale e non sostiene misure che contribuiscono alla frammentazione del mondo». Nel concreto i nuovi dazi aggiuntivi europei arriveranno fino al 38,1%. Dal 10% attuale porteranno dunque le imposte alla dogana sui veicoli elettrici cinesi fino al 48,1%, ovvero quasi la metà del prezzo ‘duty free’. Bruxelles ha indicato dazi diversi per i singoli produttori: si va dal 17,4 per Byd, al 20% di Geely e al 38,1% per Saic. Saranno poi del 21% i dazi aggiuntivi per le case che hanno collaborato all’indagine, anche le grandi aziende europee che producono in loco. Mentre scatterà il 38,1% in più per quanti non han collaborato.

Tesla

Tesla, il colosso dell’elettrico di Elon Musk, ha chiesto per la propria produzione a Shanghai tariffe ad hoc e inferiori. Secondo la Commissione europea non ci sono criticità che possano rendere contestabile l’esito dell’indagine avviata in autunno, che ritiene documentata e a prova di Wto. «Non abbiamo avuto altra scelta se non quella di agire di fronte all’impennata delle importazioni di veicoli elettrici a batteria fortemente sovvenzionati» dalla Cina, ha segnalato Dombrovskis. «Queste distorsioni incidono negativamente sulla parità di condizioni nel mercato unico e nei mercati globali e danneggiano le imprese dell’Ue». Partirà ora un dialogo con Pechino e le nuove tariffe dovrebbero entrare formalmente in vigore a inizio luglio anche se l’indagine proseguirà fino a inizio novembre, quando i dazi diventeranno definitivi. Tutti gli occhi sono ora puntati sulle possibili reazioni di Pechino, che ha annunciato recentemente un’indagine per dumping sul brandy europeo, soprattutto francese.

Proprio la Francia è però tra i Paesi a spingere maggiormente per l’innalzamento dei dazi sui veicoli elettrici cinesi. Oggi Pechino applica tariffe alla dogana del 15% sui veicoli europei. Un mese fa gli Usa hanno annunciato un aumento dal 25 al 100% dei dazi sui veicoli elettrici cinesi. La Commissione Ue stima che in tre anni la quota di mercato dei veicoli elettrici cinesi sia passata dal 3,9 al 25% nell’Ue e vede un rischio dalla concorrenza sleale cinese che può costare 2,5 milioni di posti di lavoro in Europa, con un indotto di altri 10,3 milioni di posti.

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